Cosa vedere a Kyoto: itinerario di 3 giorni

Kyoto è il cuore pulsante del Giappone tradizionale, dove passato e presente si fondono in un'atmosfera unica. Per scoprire cosa vedere a Kyoto, questo articolo offre un itinerario di 3 giorni: immaginate di passeggiare tra antichi templi immersi nei boschi, primo fra tutti il Padiglione d'Oro Kinkaku-ji, di esplorare i vicoli segreti del quartiere di Gion alla ricerca di una geisha o di assaporare il miglior ramen in una tipica izakaya giapponese di Kyoto. Immergetevi nella lettura di questo articolo per scoprire cosa vedere a Kyoto!
Kyoto non è solo storia, cultura e tradizione: è anche street food, caffetterie hipster e modernità che sboccia tra le vie antiche. Onestamente mi è piaciuta di più rispetto a Tokyo probabilmente perchè tra le vie di Kyoto si respira ancora un'atmosfera tradizionale d'altri tempi e si vive un Giappone più autentico. Kyoto infatti è l'antica capitale imperiale del Giappone: ne fu capitale per oltre un millennio dal 794 al 1868 ed è stata quasi interamente risparmiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale così da custodire ancora oggi luoghi antichi che le hanno garantito un posto tra i siti Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'Unesco. Kyoto è conosciuta come la "città dei mille templi": custodisce oltre 1.600 templi buddisti e santuari shintoisti, molti dei quali risalenti al periodo Heian, quando Kyoto era il centro politico e culturale del paese.


Sicuramente se state organizzando un viaggio in Giappone, Kyoto è una tappa fondamentale! Necessariamente sarete costretti a fare una scelta su cosa vedere a Kyoto in base al tempo che avete a disposizione. In questo articolo trovate un itinerario di viaggio su cosa vedere a Kyoto in 3 giorni, con tanti consigli sulle attrazioni e le esperienze principali da non perdere durante un primo viaggio a Kyoto. Se desiderate iniziare la visita di Kyoto con tour guidato, vi invito a prendere parte al free tour di Kyoto a piedi in lingua inglese che vi permetterà di conoscere i luoghi più caratteristici e di scoprire tante curiosità su questa città.
In alternativa, potrete continuare la lettura prendendo appunti su a cosa vedere a Kyoto in 3 giorni. Noi ci siamo fermati a Kyoto proprio 3 giorni interi ed abbiamo strutturato il programma di visita giornaliero a zone (come vedete nella mappa qui ↓ sotto), dedicando un'intera giornata a Gion, il famoso quartiere delle geishe. Al termine di ogni giornata, ho anche indicato il ristorante dove ci siamo fermati a mangiare per la cena. Per il soggiorno, abbiamo scelto il quartiere di Kyoto Centro alloggiando all'Hotel Pagong with M'S. Per conoscere informazioni e dettagli sul nostro itinerario di viaggio in Giappone dell'estate 2024, non perdetevi l'articolo Itinerario di viaggio in Giappone mentre per avere qualche consiglio su come pianificare al meglio un viaggio in Giappone, vi consiglio di leggere l'articolo Come organizzare un viaggio in Giappone.
COSA VEDERE A KYOTO IN 3 GIORNI
GIORNO 1: KYOTO OVEST
FORESTA DI BAMBÙ DI ARASHIYAMA E TEMPIO KINKAKUJI
Abbiamo dedicato il primo giorno a Kyoto alla visita della zona ovest della città concentrandoci su due tappe in particolare: la foresta di bambù di Arashiyama e il Padiglione d'Oro Kinkakuji. Ci siamo spostati unicamente con i mezzi pubblici (autobus e treni). Informandoci sui social, abbiamo scoperto che n realtà, oltre alla celebre e affollata foresta di bambù di Arashiyama, a 2 km da essa ne esiste un'altra più piccola all'interno del parco del tempio buddista di Adashino Nenbutsu-ji. Questa è meno frequentata per il semplice fatto che l'ingresso al tempio è a pagamento (500 yen). Noi abbiamo deciso di visitare prima questo tempio e la relativa foresta di bambù così da poter scattare tutte le foto ricordo necessarie senza troppa gente intorno. Il Tempio Adashino Nenbutsu-ji venne fondato nell'811 dal monaco Kobo Daishi come luogo di riposo per i morti anche se oggi, più che un cimitero, sembra una grande distesa di sculture di pietra.

Da qui abbiamo raggiunto a piedi (20 min=1,5 km) la più nota foresta di bambù di Arashiyama dove in realtà non abbiamo trovato poi così tanta gente come pensavamo, pur essendo metà mattina. Vale la pensa ugualmente fare una visita anche a questo sito, uno dei più conosciuti del Giappone: pensate che il fruscio di questa foresta di bambù è stato annoverato tra i cento suoni naturali più belli al mondo. Prendetevi qualche minuto di tempo per assorbire la melodia di questo luogo magico. É possibile partecipare anche ad una visita guidata in lingua inglese di Arashiyama e della foresta di bambù. Dopo aver scattato qualche fotografia nella foresta di bambù di Arashiyama, ci siamo fermati per pranzo al ristorante Ogura Cha-Ya dove abbiamo mangiato un colorato piatto di udon freddi. Il locale, super consigliato, ha diversi posti all'esterno ma siccome faceva troppo caldo abbiamo preferito attendere che si liberasse uno dei 4 tavoli interni. Poi siamo scesi a piedi sulle rive del fiume Katsuragawa fino al ponte Togetsukyo che, se attraversato, conduce all'Horinji Temple e all'Iwatayama Monkey Park, un parco ad accesso a pagamento (550 yen) abitato da oltre 170 macachi giapponesi. Noi siamo rimasti sulla medesima sponda del fiume per visitare il Tenryu-ji Temple e la Kimono Forest, un sentiero composto da circa 600 cilindri ricoperti di tessuto acrilico stile Kyo-Yuzen, la tradizionale tecnica della tintura dei kimono.


Abbiamo poi preso l'autobus per raggiungere il Kinkaku-ji Temple, il Padiglione d'Oro. É uno dei luoghi più importanti di Kyoto e facilmente riconoscibile in quanto rivestito da una scintillante lamina d'oro che si riflette nel laghetto Kyo-ko che lo circonda. Venne costruito nel 1397 come residenza estiva dello shogun Ashikaga Yoshimitsu e venne poi trasformato in tempio buddista dal figlio. Nel 1950 venne completamente dato alle fiamme da un monaco, ma nel 1955 venne completata la sua ricostruzione fedele al progetto originale. Sulla cima del tetto svetta una fenice in bronzo. L'interno del palazzo non è visitabile, l'accesso è consentito solo al parco con un percorso a senso unico capace di regalare dei panorami straordinari. Una mezz'ora abbondante è sufficiente per la visita di questo edificio, inserito tra i beni Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. L'ingresso costa 500 yen ed è possibile tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.00.
Se riuscite a cavarvela al meglio con le coincidenze dei mezzi pubblici, potete completare la giornata facendo un giretto nel parco del Palazzo Imperiale o del Castello di Nijo situati nel centro di Kyoto, due palazzi di notevole pregio a Kyoto. I palazzi sono visitabili anche internamente, ma consiglio di pendere parte ad una visita guidata dei due palazzi disponibile in lingua inglese per meglio comprenderne la storia e l'architettura. In autonomia potete invece considerare l'idea di fare una passeggiata nei giardini, ma ricordatevi che chiudono presto, alle 16.30/17.00. Noi invece, avendo fatto tardi, siamo ritornati diretti in centro Kyoto con i mezzi pubblici per concederci una merenda in un caffè poco conosciuto e nascosto tra le vie di Kyoto, scovato da Francesco. Segnatevi questo indirizzo: Umezono Cafè e Gallery. Qui potrete assaggiare i più gustosi pancake al matcha! Davvero super consigliato.

Il locale non è lontano dal celebre Nishiki Market, la nostra tappa successiva. Si tratta di un mercato coperto molto frequentato da turisti e locali con tante bancarelle dove poter assaggiare i prodotti tipici della gastronomia giapponese: sushi, granchio al vapore, tempura di gamberi oppure delle vere specialità locali come il takotamago, un polipetto con un uovo di quaglia nella testa, o l'unagi, l'anguilla giapponese alla griglia. Prima il vostro occhio e poi il vostro olfatto saranno attirati dai prodotti invitanti esposti ai banchetti del Nishiki Market. Noi siamo arrivati ad orario di chiusura (9.00-17.00) e poi eravamo già abbastanza soddisfatti dai pancakes al matcha appena mangiati, quindi siamo riusciti a resistere. Se desiderate scoprite in modo più approfondito questo tipico mercato di Kyoto, potete prendere parte ad un tour gastronomico guidato in lingua inglese; per maggiori informazioni, vi rimando al seguente link.


Abbiamo quindi passeggiato per negozi per tirare l'ora di cena. Ne abbiamo approfittato per acquistare alcune confezioni di tè matcha presso lo store di Ippodo all'interno del Daimaru Store (piano B1): abbiamo preso il tè matcha per noi e come regalo da portare ad amici e parenti. Il tè matcha è uno dei prodotti caratteristici del Giappone e da Ippodo abbiamo trovato un prodotto di qualità, come consigliato anche dalla nostra Lonely Planet. Per concludere al meglio la serata abbiamo cenato da Sushi Sei, un ristorante di sushi dove i posti a sedere si trovano proprio di fronte agli chef che quindi preparano le varie tipologie di sushi davanti agli occhi dei clienti. Abbiamo mangiato bene, senza spendere troppo e provando un'altra tipologia di ristorante giapponese: alla fine dagli ingredienti base ad un rotolino di onigiri o di sushi ci vogliono giusto pochi secondi di preparazione! É stato impressionante ed incredibile ammirare con che rapidità e scioltezza vengono preparate queste prelibatezze della cucina giapponese!


GIORNO 2: GION
NOLEGGIO KIMONO E CERIMONIA DEL TÉ
Il secondo giorno a Kyoto è stato interamente dedicato alla visita del quartiere di Gion, il celebre quartiere delle geishe, che abbiamo raggiunto dall'hotel direttamente con i mezzi pubblici pagando a bordo un biglietto di corsa ordinaria. In occasione della visita a questo rinomato quartiere di Kyoto, abbiamo deciso di vivere due esperienze caratteristiche del Giappone che ci eravamo annotati già al momento della creazione dell'itinerario di viaggio: assistere ad una cerimonia del tè ed indossare un kimono, l'abito tradizionale giapponese, nonché il costume nazionale del Sol levante. Vi anticipo che è stata una giornata ricca di emozioni! Sono state due esperienze indimenticabili! Le abbiamo prenotate entrambe con largo anticipo da questo fornitore locale MAIKO e ci siamo trovati benissimo. Ma partiamo con ordine...


Abbiamo raggiunto dapprima Gion che fin dal primo sguardo ci ha colpiti al cuore. Questo quartiere si sviluppò in origine attorno alle sale da tè nelle quali si ristoravano gli stanchi pellegrini del santuario di Yasaka-jinja e divenne subito la zona dei piaceri più grande di Kyoto. Oggi è un dedalo di viuzze suggestive fiancheggiate da machiya, case tradizionali in legno che oggi accolgono sale da tè, botteghe o ristoranti. Il fulcro del quartiere è rappresentato dal santuario di Yasaka-jinja e dal tempio di Kiyomizu-dera. Noi abbiamo iniziato la visita dalla zona più a nord di Gion con il Yasaka-jinja e il vicino parco Maruyama-koen, incredibilmente colorato durante la fioritura dei ciliegi. Abbiamo dedicato un'oretta alla visita del santuario di Yasaka-jinja perchè alle h 11.30 avevamo appuntamento nel negozio di Maiko di Gion in Matsubara-dori per il noleggio del kimono. In fase di prenotazione è stato necessario indicare un orario preciso nel quale recarsi in negozio; abbiamo potuto indossare il kimono per tutto il giorno fino alla chiusura del negozio. La preparazione avviene in due zone separate uomini e donne: essendo estate abbiamo indossato la versione estiva del kimono in cotone leggero.


Dopo aver levato le scarpe all'ingresso, si riceve una grossa sacca numerata e una piccola borsetta: nella sacca numerata è possibile depositare borse e zaini e i propri indumenti, mentre nella borsetta si posizionano i propri effetti personali da portare con sè una volta indossato il kimono. Vi verrà data una veste leggera monouso con la quale uscire dal camerino per andare a scegliere il kimono che si vuole indossare: ce n'erano tantissimi, uno più bello e decorato dell'altro, ma la mia attenzione è stata catturata da un kimono rosa con decorati dei fiori bianchi e fucsia. Scelto l'abito, ogni visitatore viene affidato ad una ragazza per la vestizione: la veste del kimono viene avvolta attorno al corpo, sempre con il lembo sinistro sopra quello destro (tranne che ai funerali dove avviene il contrario) e fissata da un'ampia cintura chiamata obi annodata sul retro con un fiocco. Si ricevono delle calzature tradizionali chiamate zōri con base in legno, simili alle infradito, e dei calzini con l'alluce diviso dalle altre dita chiamati tabi. I tabi vengono lasciati come ricordo di questa esperienza. Compresa nel prezzo c'è anche la possibilità di avere l'acconciatura ai capelli: ci è voluta un'oretta per la preparazione...et voilà, trasformati in abiti tradizionali giapponesi. Ma quanto siamo belli! Sicuramente starete pensando che siamo stati pazzi a decidere di indossare il kimono nel mese più caldo in Giappone, vero? Può essere, ma non volevamo perdere questa occasione! Siamo anche stati fortunati: la giornata non era caldissima e, pur avendolo tenuto addosso tutto il giorno, non abbiamo patito così tanto il caldo.


Una volta indossato il kimono, abbiamo iniziato a scattarci fotografie nei luoghi più caratteristici ed iconici del quartiere di Gion. Su tutte le guide di viaggio troverete scritto che Gion è il quartiere delle geishe, chiamate anche con il termine locale geiko: la geiko, ovvero la geisha di Gion, è una donna d'arte, una tradizionale artista ed intrattenitrice giapponese, le cui abilità includono varie arti, quali la musica, il canto e la danza. Molto comuni tra il XVIII e il XIX secolo, esistono ancora nel XXI secolo, benché il loro numero stia man mano diminuendo. Quella della geisha tuttavia resta ancora oggi un'attività sociale e lavorativa a tutti gli effetti in Giappone. La geisha non va confusa con la maiko, che non è altro che un'apprendista geisha, una figura con un ruolo ed un abbigliamento completamente diverso. Per tutelare l'arte e la professionalità di queste figure spesso troppo prese d'assalto dai turisti anche in modo invasivo per delle foto, il governo giapponese a partire dalla primavera del 2024 ha vietato la possibilità di scattare delle fotografie alle geishe in alcune delle principali vie del quartiere di Gion. All'ingresso di tali vie sono affissi degli appositi cartelli e i trasgressori possono essere puniti con delle multe salate. Questo purtroppo è uno degli effetti negativi del turismo di massa, a volte troppo aggressivo e poco rispettoso delle tradizioni e della cultura locale. Passeggiando per le vie di Gion indossando il kimono abbiamo respirato la vera autenticità del Giappone! Questo è uno dei luoghi che ci è più rimasto nel cuore del nostro viaggio in Giappone! E con occhio attento, non nego che sia di giorno ma soprattutto alla sera siamo riusciti a scorgere qualche geisha che, come un'ombra, sgattaiolava furtiva senza mai alzare lo sguardo da terra.

Con indosso il kimono, abbiamo colto l'occasione per visitare due importanti templi del quartiere, il Kodaiji e il Kiyomizu-dera entrambi ad ingresso a pagamento rispettivamente di 600 yen e 500 yen. Il Kiyomizu-dera è uno dei templi più frequentati di Kyoto, costruito intorno ad una sorgente sacra che secondo la tradizione assicura salute e longevità. L'edificio principale, lo Hondo, custodisce una statua di Juichi-men Kannon a 11 teste; è contornato da un vasto portico affacciato sulla collina sostenuto da 139 colonne in legno alte 15 m. Visitati i due templi ci siamo concessi una pausa merenda. Vi consiglio di scegliere tra questi due luoghi: per una sosta veloce e in piedi optate per l'ImoPipi, un piccolo negozietto dove provare un gelato a base di spaghetti di patate dolci di colore viola, mentre per una sosta più raffinata ed elegante scegliete il Kagizen Yoshifusa, consigliato anche dalla nostra Lonely Planet. Si tratta di uno dei più rinomati e antichi okashi-ya (negozio di dolci) di Kyoto. Francesco ha ordinato un Kanrotake ottenuto da fagioli rossi e kanten (agar-agar) accuratamente selezionati e confezionati in un cilindro di bambù verde e io ho assaggiato un colorato jo-namagashi, un tradizionale dolce di riso accompagnato da una tazza di te matcha. Abbiamo trascorso il resto del pomeriggio per le vie più celebri del quartiere di Gion, come Ninnenzaka, Sannenzaka o la più lontana Shimbashidori a caccia di negozi di artigianato locale come il Niimi, specializzato in incensi, o il Biki Kobo che oltre alla vendita di ceramiche tipiche, propone laboratori di ceramica. É possibile partecipare ad un tour guidato di Gion di circa 2 h in lingua inglese, per scoprire tutti i segreti di questo luogo iconico di Kyoto.



Alle 17.30 siamo tornati verso il negozio dove avevamo noleggiato il kimono perchè avevamo appuntamento per prendere parte ad un'altra esperienza tipica giapponese: la cerimonia del tè in presenza di una maiko. Abbiamo deciso di scegliere questa attività con la presenza della maiko piuttosto che una semplice cerimonia del tè perchè avevamo il desiderio di conoscere più da vicino queste figure che contraddistinguono la cultura giapponese. Il costo dell'esperienza è stato decisamente più alto, ma ne è valsa davvero la pena. Abbiamo partecipato all'esperienza con indosso il kimono e il gruppo era piuttosto contenuto, di una decina di persone. La cerimonia del tè, il lingua locale Cha no yu, è un rito sociale e spirituale praticato ancora oggi in Giappone, nonché una delle arti tradizionali zen più note. Abbiamo così scoperto come viene preparato il tè matcha ma abbiamo anche avuto la fortuna di conoscere e vedere dal vivo una maiko, un'aspirante geisha. Ci è stato spiegato come è nata questa figura nella cultura giapponese, ci sono state presentate le differenze tra geisha e maiko e poi abbiamo avuto la possibilità di rivolgere alcune domande alla maiko. É stato un incontro toccante ed affascinante allo stesso tempo, un'esperienza che mi rimarrà per sempre nel cuore. Abbiamo avuto la possibilità di scattare fotografie e di fare dei video ma solo per uso personale al fine di non ledere l'immagine della maiko. Ho preferito così non pubblicare le foto che abbiamo scattato, ma vi invito a prendere parte a questa esperienza se siete a Kyoto. A questo link trovate tutte le informazioni e il modulo di prenotazione. La disponibilità è molto limitata quindi è necessario prenotare con largo anticipo.

Conclusa la cerimonia del tè dopo aver assaporato la nostra tazza di tè matcha con un dolcetto tipico, abbiamo lasciato i kimono per indossare nuovamente i nostri classici abiti da turisti occidentali...fieri e soddisfatti della giornata, abbiamo passeggiato nuovamente per Gion da sud a nord andando alla ricerca di un locale per la cena. Ci siamo fermati a nord di Shimbashidori, nella zona di Sanjo, da Gion Duck Noodles dove abbiamo assaggiato un ottimo ramen a base di carne di anatra. Se di giorno il quartiere di Gion regala l'immagine caratteristica del Giappone più autentico, al calar del sole l'atmosfera diventa ancora più magica perchè con l'oscurità si accendono le lanterne o le piccole luci alle porte delle case in legno. La sera è decisamente il momento migliore per incontrare qualche maiko o geisha: per questo motivo è disponibile un tour serale guidato di Gion in lingua inglese.


GIORNO 3: KYOTO SUD E KYOTO CENTRO
FUSHIMI INARI E FABBRICA DI SAKÈ
Abbiamo deciso di dedicare l'ultimo giorno a Kyoto alla scoperta della zona centro-sud, partendo dall'intramontabile Fushimi Inari, senza però programmare levatacce prima dell'alba. Prima di partire avevamo visto tanti video che mostravano folle di turisti in coda per salire al Fushimi Inari negli orari centrali della giornata, ma onestamente non li abbiamo presi troppo sul serio. Sicuramente uno dei vantaggi di questo luogo sta nel fatto che è aperto al pubblico h 24 quindi di certo andando all'alba non si trova nessuno. Ma noi non ci siamo prefissati orari e pur arrivando al santuario intorno alle h 11.00, non abbiamo trovato poi così tanta gente in cammino sotto gli infiniti torii rossi: fortunatamente il luogo è stato vivibile e tranquillo. Siamo persino riusciti a scattarci tante fotografie senza persone e senza dover pazientare troppo...una vera fortuna direi!

Il nome completo del santuario è in realtà Fushimi Inari Taisha: è il principale santuario dedicato al kami Inari composto da una galleria di torii arancioni che si susseguono apparentemente all'infinito sul fianco del monte Inari, a 233 metri sul livello del mare. Dal centro di Kyoto si raggiunge comodamente con la JR Nara Line inclusa nel JRP scendendo alla stazione JR Inari (5 min di viaggio). Il sentiero lungo 4 km lungo circa 12 mila gradini porta fino alla cima del monte attraverso circa 10 mila porte torii donate da persone o aziende per ottenere la benedizione di Inari, divinità del raccolto e degli affari. Il santuario fu fondato nel 711 prima che Kyoto diventasse la capitale del Giappone. Da un lato i torii sono arancioni, puliti e senza scritte mentre dall'altro sono intarsiati con preghiere, richieste o con i nomi dei committenti. Le volpi (kitsune), considerate messaggeri, si trovano spesso nei santuari di Inari e hanno in bocca una chiave, simbolicamente quella del deposito di riso. La passeggiata è stata davvero piacevole e siamo arrivati quasi fino in cima. Ci siamo stati circa un'ora e mezza calcolando anche il tempo per fare le fotografie con tanto di cavalletto!


Dalla stazione JR Inari, ci siamo spostati con il treno JR alla stazione di Momoyama con l'obiettivo di visitare una delle più rinomate fabbriche di sakè di Kyoto, la Gekkeikan Sakè. Per chi non lo sapesse, il sakè è una bevanda alcolica tipicamente giapponese ottenuta da un processo di fermentazione che coinvolge riso, acqua e spore koji. In quanto appassionati di bevande alcoliche, abbiamo deciso di inserire anche questa tappa alquanto insolita. Ma trovandoci a stomaco vuoto, abbiamo preferito pranzare prima. Ci siamo fermati in un locale che vi suggerisco per la qualità dei piatti, tipicamente giapponesi, e per l'atmosfera che si respira: prima di entrare, bisogna levarsi le scarpe e non si è seduti al tavolo, bensì sui tatami attorno a dei tavoli in legno. Il ristorante si chiama Tsuki No Kuributo: io ho degustato dell'ottima tempura di gamberi e verdure, mentre Francesco ha ordinato un menù che comprendeva diversi piatti con tempura, tofu, zuppa di miso e assaggi vari. Ne siamo rimasti ampiamente soddisfatti!

Ci siamo poi spostati nella vicina Gekkeikan Sakè per visitare il museo dedicato alla produzione di sakè. La Gekkeikan Sakè è una celebre azienda di Kyoto che produce sakè dal 1637. Nel museo è possibile conoscere la storia dell'azienda oltre al processo di produzione di questa bevanda tipica del Giappone. La visita si conclude con una degustazione di 3 minishot di sakè a scelta tra diverse opzioni elencate all'interno di un volantino che ne specifica aromi, profumi e gradazione alcolica compresa tra 13 e i 17 gradi. All'ingresso del museo viene chiesto al visitatore con quale mezzo si ha raggiunto l'edificio per assicurarsi che lo stesso non lasci il museo un pò brillo. Il museo è aperto dalle 9.30 alle 16.30. Il prezzo del biglietto è di 600 yen = 4€ e comprende la visita, la degustazione e il tipico bicchiere per la degustazione di sakè con il logo dell'azienda. Nel museo è presente anche lo shop con i prodotti dell'azienda dove noi ovviamente abbiamo fatto acquisti. Per l'ingresso è possibile ma non necessaria la prenotazione online. Sul sito dell'azienda Gekkeikan Sakè potete trovare maggiori informazioni e scaricare l'opuscolo illustrativo.


Siamo poi tornati alla stazione di Momoyama per rientrare alla stazione di Kyoto, alla quale abbiamo dedicato qualche ora di visita: i primi passi alla scoperta di Kyoto iniziano quasi sempre dai suoi binari ferroviari, ma questa prima immagine è ben diversa da quello che poi si ammira nel resto della città. La zona intorno alla stazione è infatti una distesa di cemento, centri commerciali e hotel dominata dalla Kyoto Tower, una torre dal sapore retrò costruita nel 1964, lo stesso anno in cui il paese ospitò i Giochi Olimpici di Tokyo e inaugurò il primo treno ad alta velocità shinkansen: la torre è molto simile ad una candela, è alta 131 metri e dalla sua cima è possibile ammirare una magnifica vista a 360° grazie alla piattaforma di osservazione posta a 100 metri di altezza. La Kyoto Tower è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00; noi l'abbiamo volutamente esclusa dal nostro programma di viaggio per motivi di tempo ma al seguente link potrete acquistare i biglietti (990 yen = 5,50€). Indubbiamente vi consiglio di fare un giretto nella stazione di Kyoto, una imponente struttura in acciaio e vetro, una moderna cattedrale consacrata all'era dei trasporti. Prima di accedere ai binari, ci sono diverse scale mobili che permettono l'accesso a 15 piani: dal piano 7F è possibile arrivare fino alla passerella aerea Skyway mentre al piano 15F si trova lo Sky Garden. Non mancano negozi, ristoranti e bar di ogni tipo, un centro commerciale, un teatro e un museo d'arte.


Dalla stazione di Kyoto, siamo tornati nella zona di Kyoto centro per fare una passeggiata a Pontocho, un vicolo stretto che si estende dalla via Shijo-dori alla via Sanjo-dori, sulla sponda ovest del fiume Kamogawa, dominato da edifici tradizionali in legno che ospitano una varietà di bar e ristoranti da buongustai. Durante il giorno, Pontocho può sembrare tranquillo e sonnolento, ma alla sera prende vita. Prima però ci siamo concessi una gustosa merenda alla Maccha House dove abbiamo assaggiato un buon matchamisù accompagnato da una tazzà di té (set da 1100 yen=7€). La giornata è stata intensa ed impegnativa, eravamo davvero stanchi. Abbiamo così deciso di fare tappa al grande supermercato LIFE lungo Shijo-dori, la via principale di rientro verso l'hotel, dove abbiamo acquistato dei sushi set, degli onigiri e qualcosa di salato da stuzzicare poi nella camera dell'albergo.

Questo è stato il nostro itinerario di 3 giorni a Kyoto. Abbiamo volutamente escluso di andare a Nara, altra tappa considerata imperdibile durante un viaggio a Kyoto. Purtroppo per questioni di tempo abbiamo dato priorità ad altro in base ai nostri gusti personali. Sicuramente se avete a disposizione un giorno in più, vi suggerisco di inserire la visita di Nara, una città a circa 1h di treno (incluso nel JRP) da Kyoto dove si trovano importanti templi e opere d'arte che risalgono all'VIII secolo, quando Nara era la capitale del Giappone, come il tempio Tōdai-ji, nel cui parco circostante i cervi vivono liberi. Se torneremo a Kyoto, andremo sicuramente a visitare anche Nara.





